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March 08 8 marzoCome si fa? Come glielo dici, a una donna cosi', quello che
devi dirle, con le sue mani addosso e la sua pelle, la
pelle, non si puo' parlare di morte proprio a lei, come
glielo dici a una ragazzina cosi', quello che lei sa già e
che pure bisognerà che ascolti,le parole, una dopo l'altra,
che puoi anche sapere ma devi ascoltare, prima o poi,
qualcuno deve dirle e tu devi ascoltarle,lei,ascoltarle,
quella ragazzina che dice -Hai degli occhi che non ti ho visto mai. .. come glielo dici , a una donna cosi', che tu vorresti salvarti, e ancora di piu' vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, tutta una vita, ma non si puo' ognuno ha il suo viaggio, da fare, e tra le braccia di una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci tu, e al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo, parole che ci stiano bene, li', tra quei baci e sulla pelle, parole giuste, non ce n'é, hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito, non le trovi, hanno sempre una musica sbagliata, é la musica che gli manca, li', tra quei baci e sulla pelle, é una questione di musica. .. Come glielo dici, a un uomo cosi', che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le carezze voglio fargli capire che il destino non é una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell'unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama.Come glielo dici, a un uomo cosi', che ti sta perdendo? .. E' la musica che é difficile, questa é la verità, é la musica che é difficile da trovare, per dirselo, li' cosi' vicini, la musica e i gesti, ,per sciogliere la pena, quendo proprio non c'é piu' nulla da fare, la musica giusta perché sia una danza, in qualche modo, e non uno strappo quell'andarsene, quello scivolare via, verso la vita e lontano alla vita, strano pendolo dell'anima, salvifico e assassino, a saperlo danzare farebbe meno male, e per questo gli amanti, tutti, cercano quella musica,in quel momento, dentro le parole,sulla polvere dei gesti,e sanno che,ad averne il coraggio,solo il silenzio lo sarebbe, musica , esatta musica, un largo silenzio amoroso, radura del commiato e stanco lago che infine cola nel palmo di una piccola melodia, imparata da sempre da cantare sottovoce Addio Una melodia da nulla. February 08 BaldabiouDecember 30 la morte di un anno da dimenticare ...Il mio rapporto con la Morte. Io odio la Morte. L’aborro più della sofferenza, più della perfidia, della cretineria, di tutto ciò che rovina il miracolo e la gioia d’essere nati. Mi ripugna guardarla, toccarla, annusarla, e non la capisco. Voglio dire: non so rassegnarmi alla sua inevitabilità, la sua legittimità, la sua logica. Non so arrendermi al fatto che per vivere si debba morire, che vivere e morire siano due aspetti della medesima realtà, l’uno necessario all’altro, l’uno conseguenza dell’altro. Non so piegarmi all’idea che la Vita sia un viaggio verso la Morte e nascere una condanna a morte. Eppure l’accetto. Mi inchino al suo potere illimitato e acceso da un cupo interesse la studio, la analizzo, la stuzzico. Spinto da un tetro rispetto la corteggio, la sfido, la canto, e nei momenti di troppo dolore la invoco. Le chiedo di liberarmi dalla fatica d’esistere, la chiamo il regalo dei regali, il farmaco che cura ogni male. Tra me e lei c’è un legame fosco ed ambiguo, insomma. Un’intesa equivoca e buia. Ed è quel legame che scorgo nel volto, negli occhi, di chi guardo riflesso nel mio specchio...
December 16 ponghestDecember 07 Ri...vincitaRi…vincita, questo il titolo, nomen omen, del cortometraggio realizzato dall’Associazione CinemAzione, al suo quinto anno di attività, vincitore della sezione CORTI DEL TERRITORIO, nell’ottava edizione del Festival del Cinema Indipendente della Provincia conclusosi sabato 29 novembre presso il Teatro del Fuco di Foggia con la cerimonia di premiazione presentata da Mariolina Simone e Mauro Pulpito.
Il corto, della durata di venti minuti, nasce come prova finale del corso di cinema, sceneggiatura, fotografia, montaggio e produzione, organizzato, come ogni anno, dall’associazione e diretto a tutti gli appassionati del fantastico mondo di celluloide residenti nella provincia di Foggia.
Il corto inizia con una scena delicatissima e dolcissima: un padre e un figlio intenti a giocare seduti davanti alla tv accesa. Sarà proprio questo elettrodomestico a dare la notizia che sconvolgerà la vita di questa piccola famiglia, mediante l’annuncio del numero vincente della lotteria nazionale. Il caso, infatti, motore e filo conduttore delle trame che via via si svilupperanno nel corso del corto, farà sì che il biglietto vincente sia stato acquistato proprio dal padre, interpretato dall’esordiente Davide Loco, autore di una prova sofferta e di carattere. Da questo evento si innescheranno, in maniera repentina ed imprevedibile, numerosi episodi e colpi di scena, che non sveliamo per non rovinare la sorpresa allo spettatore, che coinvolgeranno diversi strati sociali e umani.
Il vero protagonista del corto è il biglietto vincente che attraverserà l’ampio ventaglio delle diversità umane, sfiorerà e distruggerà le vite di tutte le persone con le quali verrà a contatto, mostrerà l’avidità, l’egoismo, l’ingenuità, il tradimento, l’illusione che si nasconde in ognuno di noi. Donne fedifraghe, amanti irresponsabili, figli abbandonati, mogli ritrovate, ragazzi sbandati e costretti a rubare, o persino ad uccidere, padri premurosi, bimbi innocenti: l’umanità intera è presente in questo splendido cortometraggio.
Non sarà un capolavoro, ma immergersi tra le luci colorate, le musiche avvolgenti, le inquadrature seducenti, che a tratti sembrano vere e proprie opere d'arte, i paesaggi emozionanti e i primi piani coinvolgenti di “Ri…vincita” è un vero piacere. Con una bellissima immagine finale che, nella sua dolcezza e raffinatezza, rimarrà molto probabilmente nella storia dei cortometraggi. November 23 l'irreversibilità dei ricordi ...Le cose a modo non mi riescono mai. Ora che va tutto in malora mi sento a mio agio. Sono un fuoriclasse, quando si tratta di rovinare qualcosa. D'estate vado in colonia, dico. Lui solleva la testa. Non capisce. Non sa che sto per trasformare una pioggia torrenziale in un diluvio... October 21 un fiore nato dal silenzioOctober 13 le differenze dell'amoreOctober 02 sorridi: piove!Eppure, per quanto indubitabilmente sia meravigliosa la luce della sera, c'è qualcosa che ancora riesce ad essere più bello della luce della sera, ed è per la precisione quando, per incomprensibili giochi di correnti, scherzi di venti, bizzarrie del cielo, sgarbi reciproci di nubi difettose, e circostanze fortuite a decine, una vera collezione di casi, e di assurdi - quando, in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. C'è il sole, il sole della sera, e piove. Quello è il massimo. E non c'è uomo, per quanto limato dal dolore o sfinito dall'ansia, che di fronte a un'assurdità del genere non senta da qualche parte rigirarsi un'irrefrenabile voglia di ridere. Poi magari non ride, veramente, ma se solo il mondo fosse un sospiro più clemente, riuscirebbe a ridere. Perche è come una colossale e universale gag, perfetta e irresistibile. Una cosa da non crederci. Perfino l'acqua, quella che ti casca sulla testa, a minute gocce prese di infilata dal sole basso sull'orizzonte, non sembra neanche acqua vera. Non ci sarebbe da stupirsi se ad assaggiarla si scoprisse che è zuccherata. Per dire. Comunque acqua non regolamentare. Tutt'una generale e spettacolare eccezione alle regole, una grandiosa presa per il culo di qualsiasi logica. Un'emozione. Tanto che tra tutte le cose che poi finiscono per dare una giustificazione a questa altrimenti ridicola abitudine di vivere certo figura anche questa, in cima alle più nitide, alle più pulite: esserci, quando in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. Almeno una volta, esserci. September 27 I Gogol Bordello a VeneziaSeptember 20 schifezze e calzini sporchi- Che succede, Ben? - Schifezze - risposi. - Cosa sono le schifezze? - Sono cose che nella vita non bisogna fare. - E ce n'è tante? - Dipende. Se uno ha tanta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente nemmeno una. La cosa si complicava. Me ne ne accorsi. Mi tolsi gli occhiali e lasciai perdere i Gogol Bordello, i tubi e le altre storie. - Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E li i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci? - Si. - Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c'è una strada molto semplice: restare puliti. - Puliti? - Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin qui non c'è niente di complicato. - No. - Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno. Occhei? - Occhei. - E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa? - Già. - Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola li la schifezza. - Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza? - No. Ma sta' attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. E' solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante. Lei stette un po' a pensare. - Ma quante volte lo si può fare? - Cosa? - Fare schifezze. - Non troppe, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto. - Dieci? - Magari un po' meno. Se sono vere schifezze, un po' meno. - Cinque? - Diciamo due. poi se ne scappa qualcun'altra. - Due? - Due. September 13 sdoppiarsiNon è facile o scontato ma succede lo stesso a molti. Tutto va bene o tutto va male, le condizioni iniziali non sono fondamentali. La molla che provoca l’auto-discernimento può essere uno stato di noia interiore sorretto da una manifesta soddisfazione per la propria vita, oppure il palese disadattamento alla propria esistenza.
Il fatto è che in un certo momento si percepisce il sentore di un sospetto turbamento, come quando si sta per essere punti da una zanzara: la si aspetta, con la fronte accigliata, pronti a sferrare un inutile colpo difensivo, lasciandoci in fondo cadere preda della silenziosa puntura. E’ appunto il silenzio di questa comparsa che reclama la nostra impotenza e pietrifica ogni reazione.
Il contrasto interno, sempre bene o male tenuto a bada sotto le redine di una specie di linea morale, si libera in tutta la sua potenza ed ha inizio una guerra. Il campo di battaglia è uno solo, la nostra mente, e le truppe in lotta- inutile dirlo- hanno la medesima Madre Patria, noi. Potrebbe sembrare una guerriglia civile celebrale, ma ciò che stravolge la civiltà turbata di quel luogo è soprattutto l’alternanza scostante con la quale l’uno e l’altro fronte dominano sull’intero continente pensante.
Si crea una lacerazione profonda e la coerenza diventa un’utopistica chimera.
Il desiderio di libertà si cambia di posto con il bisogno di affetto e protezione; la paura della solitudine e dell’abbandono reclamano poi un rinnovato auto-imprigionamento negli affetti. Fuggire o restare, accomodarsi o andarsene, negare o ammettere… tutto troppo rischioso.
E’ possibile forse una convivenza trai soldati di opposta fazione? Nella storia è capitato in sporadici episodi, quando entrambe le parti non erano convinte della causa della propria battaglia. Ma in questo caso, non c’è guerriero che ceda alla tentazione di posare le armi. Qui ogni respiro provoca un sussulto del terreno proprio sotto i piedi delle truppe scalpitanti.
Non c’è colomba bianca che voli sopra quella testa in sobbuglio. Si dovrà aspettare che da un lato a dall’altro qualcuno si arrenda per esaurimento delle energie vitali.
Si rimane quindi in due a decidere di una vita sola, di un’esistenza e ahimè di una sopravvivenza. Sarà dura. September 08 Maledetta VeneziaAnche quest'anno Venezia si è presa una parte di me, mi ha succhiato la vita, mi ha rubato qualcosa che rimarrà per sempre lì. Al Lido. Sulla spiaggia. Ma mi piacciono i miei errori: non voglio rinunciare alla deliziosa libertà di sbagliarmi...
P.S. A giorni un piccolo e anonimo reportage fotografico sulla 65esima edizione del festival nell'apposita sezione foto. August 02 duecentosessantasetteAnche questa stagione cinematografica è giunta al termine. Battuto il record personale dell'anno scorso. Ben 267, dico duecentosessantasette, film novità visionati. Nessun bilancio. Nessuna riflessione come l'anno scorso. Per un po' l'elenco rimarrà di lato, poi sparirà per sempre. Ma è sempre, che parola grossa, consultabile qui: http://forumerrantedics.forumup.it/about1491-forumerrantedics.html
un saluto al mio più fido e caro lettore, Angelo.
July 05 Le città invisibiliJune 05 INCONTRI DISCONNESSIIl mondo delle Chat è un posto fatto di parole e costruito su di esse; se le parole nella realtà "volant", nelle Chat decollano, con buona pace dei latini e dei loro proverbi. In più, anche se dovrei dire "in meno", nelle Chat mancano il tono della voce, l’espressività, la mimica del corpo, il corpo stesso, e a causa di ciò le parole vengono per così dire castrate di buona parte del loro valore. In fondo, il mondo del web è un passatempo, un gioco, una sciocchezza… ma cosa succede, quando quei giochi, quelle facezie, quelle parole senza peso vengono fuori dal computer e si portano dietro un uomo e una donna? Accade che ci s'incontra. Incontri disconnessi, certo. Perché il computer è spento e quindi disconnesso. Disconnessi perché assurdi, innaturali, impossibili, incomprensibili… poiché sono incontri in cui si cerca di condensare vita amore e morte in poche ore, una giornata, un weekend. Incontri che, tra milioni e milioni di parole, ne celano anche abbastanza velatamente una soltanto: "Amore". La più usata, e sprecata, forse. Forse. |
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